Stilosi esercizi

venerdì, 30 giugno 2006

Sensi di colpa

La storia è una materia delicata da insegnare. Fomenta passioni e partigianerie, incide sugli animi dei giovani. Non so se davvero sono portato per questo mestiere, ed in fondo può darsi che ciò che è successo sia colpa mia. Non pensavo che la mia didattica potesse aizzare in tal modo le giovani fantasie dei miei scolari. Ma un docente dovrebbe essere più responsabile davanti al discente di quanto lo sia stato io. E forse per svolgere, come vorrei, una funzione maieutica più incisiva una classe di ragazzini facilmente impressionabili e oltremodo vivaci non è il meglio che si possa desiderare. O più semplicemente, come pedagogo ho fallito.
I fatti stanno così: mentre entravo in classe, stamattina, ho trovato i miei alunni barricati dietro file di banchi accatastati; anche la lavagna è stata utilizzata a tal scopo. Di certo non manca loro l'inventiva, questo è da ammettere. Ma io, come insegnante, devo tollerare ed anzi incitare la loro creatività, soprattutto quando si attua in modalità non esattamente ortodosse come in questa occasione, o piuttosto la missione dell'insegnante è quella di porre un freno, di insegnare una morale, un codice di comportamento sociale? Confesso che davanti a eventi come quello odierno la mia fiducia in me stesso vacilla, e il dubbio mi attanaglia.
I miei studenti, dunque, stavano simulando, prendendo spunto da una mia lezione sull'argomenento, lo sbarco statunitense in Normandia. Non credo di aver introdotto questo argomento in modo tale da aver favorito simili idee, davvero. O forse sì? C'è qualcosa che non va nella mia metodologia? Sono forse io il loro ispiratore prima ancora che la loro vittima-feticcio? Davvero non so rispondermi, e ciò mi mette in ansia. Un insegnante dovrebbe essere più sicuro, avere più polso. Forse è proprio la mia mancanza di polso ad avermi fatto diventare un facile bersaglio della naturale esuberanza dei ragazzi. Dovrei essere più severo?
A quanto pare, comunque, la lezione di storia ha avuto un certo effetto su di loro. Mi vergogno un po' ad ammettere che, in fondo, ero compiaciuto mentre mi attaccavano, incitati da Marco che stava adoperando un classico elmetto da guerra. Un piccolo sussulto d'orgoglio, perché non molti tra i miei colleghi possono dire di aver fatto lezioni talmente pregnanti da far desiderare ai loro allievi di rivivere le medesime vicende tramite un'estemporanea rappresentazione. Certo, forse avrei dovuto comprendere prima questa loro necessità, proporrre una drammatizzazione, un laboratorio di teatro, magari spingendoli a scrivere dialoghi. Chissà, avrei potuto essere pioniere di una nuova pedagogia. Oppure volevano solo schernirmi? Questa seconda opzione è probabilmente la più plausibile; eppure quando, portando alle estreme conseguenze il loro gioco infantile di mimesi, hanno preso ad attaccare i bidelli con gessi usando l'appellativo collaborazionisti, devo dire che mi sono sentito come scisso. Da un lato c'era la necessità della dimostrazione di indignazione per questo gesto contro gli ausiliari, già troppo spesso al centro di lazzi da parte degli studenti; ma dall'altro lato c'era il mio Es, una certa superbia che non sospettavo e che si vantava di aver bene insegnato quelle tristi vicende, al punto che i miei studenti potevano permettersi di usare la nozione di collaborazionismo. Non so se gli studenti dei miei colleghi siano istruiti a tal punto. Inoltre pensavo che non fossero casuali le vessazioni nei confronti di civili come i bidelli, per quanto la guerra fosse chiaramente rivolta contro di me e quindi io il nemico. In realtà, ho pensato, i miei studenti stanno mettendo in scena la triste verità di ogni guerra, il coinvolgimento di civili sotto pretesti più o meno veritieri: a maggior ragione impersonando gli americani. La loro rappresentazione dello sbarco in Normandia lo trascende, dunque, proprio in virtù del loro assalto ai bidelli, e si fa metafora di ogni guerra.
Poi mi sono sentito in colpa per aver sfiorato queste idee. Ho chiuso gli occhi per un secondo, li ho riaperti, ed ho visto soltanto sorrisi ebeti, strafottenza, indisciplina, il rifiuto di qualsiasi norma di civile convivenza. Allora ho capito che la relazione professore-studente si regge su un tacito patto in cui è implicita l'autorità del professore: la prevaricazione di questa autorità distrugge questo patto e fa sprofondare l'attività educativa nell'anarchia totale. E non potevo permettere che ciò si verificasse. Ho dunque deciso  di recarmi in dirigenza e richiedere provvedimenti severi, per quanto ciò mi dispiaccia e per quanto sia quasi sicuro di non essere del tutto esente da responsabilità e colpe.

scritto da: marianz alle ore 00:17 | link | commenti (4)
categorie: testo n1 variazione
giovedì, 29 giugno 2006

Numero crescente di parole 1-10

Io
Proprio io
Oggi a scuola
La classe Quinta A
Barricate di banchi e lavagne
La lezione sullo sbarco in Normandia
Marco si è messo persino l'elmetto
Hanno incominciato ad attaccarmi incitati dal loro compagno
Poi hanno addirittura lanciato gessi sui bidelli chiamandoli collaborazionisti
Stavolta andrò proprio in dirigenza invocando misure di massima severità


scritto da: marianz alle ore 23:43 | link | commenti
categorie: testo n1 variazione

Lo sbarco di Anzio

allora stavo a entrà 'n classe che voi ci avete da sapè che io so' maestro de scuola de sta classe de fiji de na mignotta ovverossia la quinta A com'accidenti alloro e allora ve stavo a dì stavo a entrà a scuola come tutti li santi ggiorni e uno penza vabbè na ggiornata come tutte le artre e mica se mette a penzà che ci à quarcosa da cacarse sotto da a paura e nvece no sò entrato e sti pupi de merda stavano affà le baricate co li banchi e la lavagna che sembrava er quarantaquattro e nfatti sti nfamoni stavano a ffà proprio lo sbarco de li mericani che voi ci avete da sapè che io so maestro de storia e proprio quarche ggiorno fa ci avevo spiegato lo sbarco de li mericani esatto esatto che mannaggia a mme era mejo se me stavo zitto che sti stronzi se so messi a ffà la guera contro di me ce ne stava pure uno che se chiama marco che c'aveva n'ermetto su la capoccia ma se lo pijo je spacco io la capoccia sua a sto cojone e nzomma sti merdosi se so messi a m'attaccà a me poraccio che nun avevo fatto proprio gnente de male j'avevo solo spiegato a storia a sti quattro pecoroni e loro nvece de me rengrazzià anvedi che fanno me fanno la guera a mme e pure a li bidelli che un c'azzeccavano meno che gnente e nvece loro daje a li chiamà porci fascisti de merda e poi a lancià dei gessi contro li bidelli che alla fine sembravano er monte bianco erano tutti zozzi e ncazzati ma pure io stavo ncazzato stavorta m'anno fatto proprio ncazzà come na bestia perchè nun se po' prennersela così con un cristiano che fà sortanto er mestiere suo ma stavorta ce faccio un discorsetto serio ar direttore e vojo proprio vedè tanto fanno fanno i sbruffoncelli ma sti qua se cacheno addosso se ar direttore je gireno i cojoni e stavorta ci ò proprio gusto a metterjelo ner culo a sti fiji de na mignotta ma che annassero a morì ammazzati

scritto da: marianz alle ore 23:18 | link | commenti
categorie: testo n1 variazione

Testo n.1: Lo sbarco in Normandia

La classe V A ha preso troppo sul serio la mia lezione sullo sbarco in Normandia. Questa mattina la classe ha disposto i banchi e la lavagna in modo da creare una barricata, inoltre l'alunno Marco D., munito di elmetto, invita i compagni ad attaccare il sottoscritto. Non contenti scagliano gessi contro i bidelli definendoli "collaborazionisti". Prego la dirigenza di assumere provvedimenti severi.

(da www.notadisciplinare.it)


scritto da: marianz alle ore 19:54 | link | commenti
categorie: testo n1
mercoledì, 28 giugno 2006

Manifesto non programmatico, non democratico, modificabile e riscrivibile

Questo blog è un gioco tra amici. Il suo scopo è di allenarci a diventare ruffianissimi scrittori che, come i vecchi sofisti, possano essere capaci in futuro di scrivere i discorsi del premier e quelli dell'opposizione, il nuovo libro di Melissa P e il romanzo d'avanguardia dalla tiratura di dieci copie. In nome del relativismo e dell'entropia universale. In nome di Raymond Queneau. Avrebbe dovuto chiamarsi Esercizi di stile ma il dominio esiste già. Dato il cambio di titolo, dovremo impegnarci per trovare uno stile stiloso.

Le regole del gioco sono semplici. Ognuno può postare un piccolo testo, originale o tratto da qualsiasi tipo di fonte: testi di canzoni, etichette di bottiglie, articoli di giornale, passi di letteratura, citazioni da altri siti web, discorsi di Bossi, passaggi della Torre di guardia, racconti origliati sul treno eccetera. Al testo di base verrà attribuita la categoria testo n. x.
Da questo testo di base ognuno potrà partire per riscriverlo secondo un altro punto di vista, seconda una precisa regola qualsiasi, senza nessun limite e freno. Sono autorizzati: l'estrema brevità e l'estrema lunghezza, il turpiloquio e la blasfemia, il plagio, le immagini, la mancanza di rispetto, le risse verbali. Si può riscrivere il testo di base in versi, in sinistrese, in dialetto romagnolo, sotto forma di metafore massoniche, senza utilizzare la lettera A, sotto forma di rebus, come fumetto, come testo apocrifo di Battiato, come racconto erotico, invertendo l'ordine cronologico degli avvenimenti, sotto forma di pièce teatrale, di inserzione, di articolo de La Padania, e in definitiva come ci pare. Alla riscrittura verrà attribuita la categoria: testo n. x: variazione. Il titolo sarà quello che ci pare, la regola della variazione deve essere esplicitata.

Il gioco è aperto alla nostra cerchia diretta di invitati iniziati, ma chiunque legga e voglia contribuire può farlo commentando.

Che vengano gli amici. Che inizino gli esercizi.


scritto da: marianz alle ore 22:52 | link | commenti (1)
categorie: manifesto

Questo blog è un gioco tra amici. Il suo scopo è di allenarci a diventare ruffianissimi scrittori che, come i vecchi sofisti, possano essere capaci in futuro di scrivere i discorsi del premier e quelli dell'opposizione, il nuovo libro di Melissa P e il romanzo d'avanguardia dalla tiratura di dieci copie. In nome del relativismo e dell'entropia universale.

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