Stilosi esercizi

martedì, 19 settembre 2006

19 Settembre: Talk Like a Pirate Day

Arrr! Me ne stavo a ubriacarmi nella mia cabina quando quel satanasso del Primo Intendente fece irruzione. Per poco non abbateva la porta quel sacco di merda.
«Una rivolta! Un ammutinamento! Burrrrp! Una rivolta! Un'ammutinamento!».
«Avast! Cane pulcioso!. Spiegami che accidenti sta succedendo...e prega sia importante! Questa sgualdrina di bottiglia non è ancora alla fine»
«Il quinto gruppo...I-I-Il qu-quinto gruppopopo...quello didi-di-di Mark A'ironmaul. Si-si-si - BUURp! - si è rivoltato»
«Piantala di farfugliare e spiegami che è successo, trippone rognoso» Gli allungai un bicchiere di sturabudella che tracannò più veloce di quanto Shawn Fasttalk avesse mai potuto dire "corpo di mille balene". Il bicchiere andò a schiantarsi in un angolo subito dopo; il tremore si placò.
«Si sono rivoltati Capitano. Hanno incominciato a u- a u- a uccc-cccidere quelli che non volevano passare dalla loro parte»
«Peste li colga! E peste anche a te e alle tue stupide storie di ammutinamenti, arrr!»
Mi precipitai fuori dalla cabina e feci irruzione sul ponte con la furia di un serpente marino.
Una barricata fatta di barili di grog lacrimava sul pavimento del ponte principale il delizioso nettare che avrebbe dovuto torcere le mie budella. Quei figli di una scrofa si sarebbe fatto un bel giro di chiglia per questo! Com'è vero che il mio nome è John "Barbafiacca" Silversparkshafter!!!
«Ahoy!!! Miserabile figlio di cagna! Vuoi davvero andare a nuotare con gli squali?»
Ironmaul - quell'appestato cencioso indossava il mio cappello buono - si levò sopra i barili con le rivoltelle spianate. «Zitto, vecchio escremento! La nave ora è nostra!»
«Arrr-Arrr-Arrr!!! Credi che tu e i tuoi mocciosi mi facciate davvero paura? Stai parlando a John "Barbafiacca" Silversparkshafter! Non con quella palla di lardo dell'Intendente Brop, buono solo per i topi!» E voltandomi verso l'Intendente glielo dissi, oh sì! «Cagasotto!». Era tutto sporco; i tirapiedi di Ironmaul gli avevano scatarrato addosso dalle barricate.
«Farai la fine dei tuoi purulenti tirapiedi, vecchio bavoso!» disse Ironmaul indicando in cielo.
Un rumore di avvoltoi attirò il mio sguardo verso l'alto, dove un paio di quegli schiavi puzzolenti stavano appesi agli alberi, scarnificati. Ora quelle scimmie puzzavano anche più di prima.
Ma con me sul ponte il morale della ciurma era risollevato. Nonostante i morti - subito buttati agli schiavi, perchè i funerali sono per mammolette, non certo per pirati, arrrr! - volevano fargliela pagare. Uno dei miei bucanieri di fiducia - credo fosse Mug, o Swerty - atterrò Ironmaul con un lancio di stivale. Arrr-Arrr-Arrr! Volò gambe all'aria come un marmocchio quel...quel marmocchio! Cori di "Ayeeeeeeeeeeeee! Ayeeeeeeeeeeeeeee!" si levarono al cielo. Fiamme dell'inferno! Come erano rabbiosi i miei ragazzi, Arrrr!
Sfoderarono le sciabole e, compatti, dietro di me si buttarono contro quelle scimmie impertinenti.

Quello fu un gran giorno per gli squali.


scritto da: weatherman alle ore 12:17 | link | commenti (3)
categorie: testo n1 variazione
mercoledì, 13 settembre 2006

Ein Tag aus der Leben des kleinen Jaromir

Ricreazione, classe 9a, collegio militare Sankt Jakob, da qualche parte nell' Impero Kakanico. Maggio 1914.

Jaromir, sottobraccio ad Adalbert, bisbiglia: "Beffeggiare i professori è giusto, ma prendersela con l'inserviente Benda mi sembra quantomeno crudele."

Adalbert lo guarda tra il divertito e il sorpreso, con una delle sue azzurre occhiate sospese: "Aha.....! Parli così perché quella spia di Benda è uno sporco slavo come te"

Jaromir si sente trapassare l'animo da una pioggia di spilli. 'Ma come?', si dice, 'La sera prima, dietro le scuderie, il suo giovane corpo compatto non gli era sembrato sporco, mentre lo penetrava. Anzi, c'era qualcosa di feroce e di indifeso al contempo in quell' atto furtivo di possesso. Si era sentito suo, di Adelbert e di nessun altro, la carne rosa straziata come un sigillo di proprietà bruciante.'

Jaromir cerca di cambiare discorso. Finge un' aria superiore e disinvolta: "Senti, per lo sciopero dovremmo affidarci a Bernie Nüssbaum. Quello sì che saprebbe come aiutarci. Ieri mi ha raccontato che lui e suo fratello Hermann hanno già giocato un bel tiro al vecchio Wendelin l'anno scorso, quando gli era presa la mania delle trincee....Dopo due settimane che scavavano come talpe, Bernie ha convinto tutti quelli della sua squadriglia a svuotare gli orinali nella trincea che avevano appena costruita. Ovviamente di notte, quando nessuno poteva accorgersene. Non ti dico la mattina dopo, i cadetti nelle loro bianche uniformi, invitati da Wendelin per l'ispezione......Che dici, il buon Bernie ci aiuterà anche stavolta!"

La bellissima bocca di Adalbert s' increspa in una piega di disgusto, che lo rende, nella sua ineffabile bellezza, quasi turpe: "Non farti troppe illusioni. Nüssbaum ha altro a cui pensare. Domenica scorsa l'ho beccato al Zum Roten Hirsch, che ci provava con Grete. E secondo me, se l'è pure fatta. Li ho visti salire al piano superiore, e Bernie è sceso due ore dopo, con la faccia più soddisfatta che gli ho mai visto. Eh sì, gran scopatore il Nüss, come tutti gli ebrei."

Il volto triangolare di Jaromir si adombra: "Non è vero, sei disgustoso!"

Ah sì, sarei io disgustoso?...Se proprio ci tieni a saperlo, quel cazzetto circonciso si è anche scopata tua madre."

Il sangue gli monta alla testa, saturandogli la vista con un ricco, spesso, sipario rosso. Jaromir è fuori di sé. Colpisce alla cieca, cogliendo la gota impreparata di Adalbert, quella gota rosea e appena dorata dalla barba incipiente che solo la sera prima aveva coperto di baci. E poi ancora, ancora pugni. Ad ogni colpo che sferra, Jaromir ricorda sempre più chiaramente gli sguardi di complicità tra Bernie e la madre, a colazione, all' indomani di quelle brevi notti d'estate in cui Bernie sembrava sparire, rapito da qualche stella, durante le loro passeggiate nel parco, sotto gli ippocastani. Quasi un anno era passato, un anno!, in cui, grazie ad Adalbert, era morto il bambino che lo imprigionava. Ed ora quel bambino resuscita, non roseo e sereno, ma corrotto, come da un penoso soggiorno in una catacomba.

Lascia Adalbert esanime. Il giorno dopo viene espulso, e consegnato alla vita borghese, bambino orfano dei suoi due unici amori.


scritto da: roseau alle ore 01:54 | link | commenti (1)
categorie: testo n1 variazione
martedì, 12 settembre 2006

 

Assemblea di classe, V A, Yuri, seduto sul banco, prende la parola:

«Allora, beffeggiare il professore è giusto, ma prendersela coi bidelli mi ha fatto girare le palle»

Tonio: «Sì, vabbe’: Tarì è un proletario sfruttato ma è anche negro e sicuramente scopa più di noi»

Corvo: «Ma anche prendersela con quel povero cristo di Gracco è da vigliacchi: per l’occupazione ci ha parato lui il culo»

Marco: «Lo sappiamo che ci tiene al vostro culo!»

Corvo (con tono caricaturale da checca): «Sei solo gelosa».

Yuri: «Oh Corvo, di quel riformista del cazzo di Gracco sinceramente non me ne fotte niente: fa tanto il compagno ma alla fine è un cane da guardia del sistema anche lui; tutt’al più è lo sbirro buono»

Corvo: «Però con la Malasera non avremmo mai avuto le palle di farlo». Poi con aria eccitata «Anche perché ci frusta!»

Pierino: «Malasera? BONAsera! Anzi: Bona sempre! Ah-ah, ah-ah, ah-ah!» si avvia saltellando verso il corridoio «Signorina Malasera/ che me fa’ tocca’ na pera?// Signorina Malasera/ che me fa’ lecca’ na pe’…»

Alla porta si imbatte in una bella signora mora, prosperosa, dallo sguardo duro e le sopracciglia inarcate: è la professoressa Malasera!

 

   L’esimio Signor Preside intanto cammina nervosamente per i corridoi: «Che rottura di coglioni; però sono soddisfatto: un branco di spinellati segaioli se la prende con un terrone finocchio, che si distruggano a vicenda; impara a menarla con i suoi dibattiti del cazzo. Mi dispiace per quel Tarì che è un buon lavoratore, ma un po’ di polvere di gesso in faccia non può fargli che bene: non puoi venire a scuola così nero, mi spaventi i ragazzi… Poi scoprono che non spacci, ci rimangono male e ti danno del collaborazionista.»

 

  Entra in classe il Preside: «Quello che è successo ieri è una vergogna per la nostra scuola e per la nostra città. Ma noi non crediamo in castighi tremendi come sospensioni con obbligo di frequenza o bocciature di massa, ma in punizioni miti e correttive atte ad emendare in maniera maieutica i difetti di ciascuno. Quindi, allo scopo di farvi riflettere sui sacri valori di libertà e democrazia che avete così barbaramente ridicolizzato, potrete riscattarvi dal sette in condotta svolgendo lavori utili al fianco dei collaboratori scolastici di cui vi siete fatti beffa; e quest’estate sostenendo uno stimolante stage gratuito presso i grandi magazzini Chiangi&Fotti»

 

   Uscita della scuola, gli studenti sono un tantino incazzati.

Corvo: «Bastardi, ce l’hanno messa nel culo! Ci facessero fare qualcosa di “socialmente utile”… no! Ci fanno passare mezza estate a sgobbare per quei porci capitalisti!»

Yuri: «Vedi cazzo! Se ci fosse il Presidente Mao a quest’ora entreremmo in massa nell’ufficio del preside, gli butteremo all’aria la scrivania, gli pisceremmo in faccia e bruceremmo tutti i suoi libri di merda assieme ai registri di classe.»

Pierino: «Aho, ma se famo la Rivoluzione curturale, a quer gran pezzo de curtura de la Malasera che jè famo? Io foco nu je ‘o do: ‘o sapete che a me la curtura me piace tutta: io in nome der popolo me sacrifico e m’a porto a ccasa!»


scritto da: qualc1 alle ore 13:23 | link | commenti
categorie: testo n1 variazione
giovedì, 07 settembre 2006

Passeggiata a St. James' s Park

Molto vino è scorso, con gravi discorsi

su chi fotte chi, e su chi ne fa peggio

(così, come tu sei solito sentire, da quel nobile

consesso, che si riunisce all' insegna dell'Orso).

Quando io voglio continuare a curarmi di vedere

l' ubriachezza elevata dalla lecchinaggine,

esco e me ne vado a St. James' s  Park.

La testa mi brucia di freddo e il fuoco mi gela il cuore.

E ciononostante St. James rivendichi per sé

il merito di consacrare il Cazzo e la Fica.

Là, dalla più incestuosa delle nascite,

strani tronchi spuntano dalla terra ammorbata.

Dove gli antichi Pitti sono generati da puttane,

delusi dalla propria origine (millantare, sembra,

fosse allora di moda), il povero amante pensoso

fotterebbe in faccia a sua madre.

Mente file di giganteschi Astianatti si alzarono

in tutta la loro statura, i loro lubrici capi a fottere

nel più alto dei cieli.

Ogni emulo forma plastici gomitoli,

suggellati nell' amorosa guisa dell' Aretino.

E di notte, ora, tra le loro ombre

si compiono Sodomia, Stupro e Incesto.

 

Libera traduzione (mia) dei primi ventiquattro versi di A Ramble in St. James' s Park, di John Wilmot, Conte di Rochester.

(To be continued and varied quodlibet

by the braves who dareth.)

link: http://www.ealasaid.com/fan/rochester/ramble.html


scritto da: roseau alle ore 00:21 | link | commenti (2)
categorie: testo n6
martedì, 05 settembre 2006

Battiato reloaded

Intro
Veni l'autunnu
scura cchiù prestu
l'albiri peddunu i fogghi
e accumincia a scola

Part 1: Veni l'autunnu
Veni l'autunnu
poche le cose che restano alla fine di un’estate
mister Einstein on the beach
Copritevi che fa freddo, mettetevi le galosce
un vento a trenta gradi sotto zero
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
berretto di pelo e sottanina di tàrtan
con il cambio di stagione
che voglia di cambiare che c'è in me
nel mese in cui le foglie cambiano colore
la pioggia di settembre
running through the rain
e senza tregua vedo buio intorno
‘nzignatimi la via prima cà scura
c'è chi si mette degli occhiali da sole
per accelerare le calde influenze del sole
le nuvole non possono annientare il Sole
Carico di Lussuria si presentò l'Autunno di Bengasi
e c'era qualche cosa in più nell'aria
la quiete dei colori autunnali a riflettersi sulle strade e sugli umori
come sempre le foglie cadono d'autunno
voglio lontananze d’azzurro per me
la sera insegna ad attendere il giorno
E di colpo venne il mese di Febbraio
La primavera intanto tarda ad arrivare

Part 2: Strade dell'Est
Veni l'autunnu
'ccu tuttu ca fora c'è 'a guerra
nei tumulti delle civiltà
c'era un'altra guerra
shock in my town
gente per le strade
ho sentito urla di furore
la valle tra i due fiumi della Mesopotamia
studenti di Damasco
e chi scappava in occidente
con 2000 lire di benzina
Ho sentito degli spari in una via del centro
l'ira funesta dei profughi afghani
città nascoste di lingua persiana
Controllori di volo pronti per il decollo
il rombo degli aerei da caccia
Vengo dritto dalla civiltà più alta dei Sumeri
ho visto dei cavalli in mezzo all'erba
fantasmi di angosce
la Cina era lontana
la parte sinistra di Baku
echi delle Danze Sufi
e vecchi curdi che da mille anni
come i Dervisches Tourners
dal confine si spostarono nell' Iran
Qui fece campo Mustafà Mullah Barazani
questo paese è devastato dal dolore
Nei villaggi assolati
s'ammassano turbe stravolte a celebrare riti di sangue
i demoni feroci della guerra che fingono di pregare
ma anche battaglie e massacri di uomini civili
La forza della vita è nel denaro.
I trafficanti d'armi Occidentali
passano coi Ministri accanto alle frontiere
pieni di ostilità e di oscillazioni
si inventano democrazie
con violenze degne di Tamerlano
Le truppe schierate di fronte
a un ordine sparano i fucili
Su mari di irrazionalità
ogni tanto passava una nave
e come sembra tutto disumano
il cielo a volte, invece, ha qualche cosa di infernale
ah, quanto fumo si levò che non fu fiamma
un giorno in cielo, fuochi di Bengala
di gente infame, che non sa cos'è il pudore
s’invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo
l'odore di polvere da sparo
quante pene e inutili dolori
Sveglia kundalini
bisognerebbe scacciare le avversità come si fa con le mosche
Up patriots to arms!
Come dopo un viaggio con la mescalina
aspettavamo sempre con piacere
l'ayatollah Khomeini
opposto ma vicino a un monaco birmano
Mi piacciono le scelte radicali
Difendimi dalle forze contrarie
dall'arte cuneiforme degli Scribi
contro Al Mukhtar e Lawrence d'Arabia
Strani giorni, viviamo strani giorni
li peni di lu ‘nfernu nan su nenti
e ho già sentito aria di rivoluzione

Part 3: Sentimiento nuevo
Veni l'autunnu
la stagione dell'amore
in calici finemente screziati frusciano i vini
si gustano carni speziate d'aromi d'Oriente
ci vuole un'altra vita
la barba col rasoio elettrico non la faccio più
con canti popolari da osteria
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
L'Informazione, il Coito, la Locomozione
Mi sentu stranizza d'amuri
il fuoco incandescente del vulcano
l' animale che mi porto dentro
Ribussa ai miei pensieri un desiderio di ieri
tutti i muscoli del corpo pronti per l' accoppiamento
Alla riscossa stupidi
nuove possibilità per conoscersi
i desideri mitici di prostitute libiche
e tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio
lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco
sui seni nudi muoio d'amore
resisterò andando incontro al piacere
poi sfioravi il glande e i sensi celebravano il loro splendore
la prima goccia bianca che spavento
eiacula precocemente l’impero
ci si sente in paradiso
ed era bello starti ad osservare
minima immoralia
tutto si dissolverà
Nelle chiese abbandonate
coppie di anziani che ballano
facevano l'amore con l'ausilio del motore
al suono di cavigliere del Katakali
con un rito di fertilità vi lasciano il loro sperma
e a vederli mi sembrano felici
E ti vengo a cercare
vieni a prendere un tè al "Caffè de la Paix"?
Tu pretendi esclusività di sentimenti
voglio praticare il sesso senza sentimenti
perché sono curioso, bugiardo e infedele
voglio praticare il sesso senza sentimenti

Veni l'autunnu
E' colpa dei pensieri associativi


scritto da: marianz alle ore 01:30 | link | commenti (1)
categorie: testo n5 variazione
lunedì, 04 settembre 2006

L' estate sta finendo ( Veni l' autunnu, di Franco Battiato, dall' album 'Fisiognomica'.)

Veni l'autunnu

scura cchiù prestu

l'albiri peddunu i fogghi

e accumincia a scola

da mari già si sentunu i riuturi

da mari già si sentunu i riuturi.

Mo patri m'insignau lu muraturi

pa nan sapiri leggeri e scriviri

è inutili ca 'ntrizzi

e fai cannola

lu santu è di mammuru

e nan sura.

Sparunu i bummi

supra Nunziata

'n cielu fochi di culuri

'n terra aria bruciata

e tutti appresu o santu

'nda vanedda

Sicilia bedda mia

Sicilia bedda.

Chi stranu e cumplicatu sintimentu

gnannu ti l' aia diri

li mo peni

cu sapi si si in gradu di capiri

no sacciu comu mai

ti vogghiu beni.

Messmuka issmi khalifa

adrussu 'allurata al' arabiata

likulli schain uachtin ua azen

Likulli helm muthabir amal

Likulli hal muthabir amal.


scritto da: roseau alle ore 14:50 | link | commenti
categorie: testo n5

Elegia dell' indiano padano

Sono anni che percorro la Via Emilia, di notte, e non mi sono ancora stancato. Sono alla mia  quarta birra, stasera, la macchina è calda e la strada mi sembra un nastro nero, morbido e liscio come la linea alba della troia nigeriana che ho caricato su a Sant' Ilario. E sapeste che soddisfazioni perdere le notti tra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu. Anche se, l'ultima volta che ho dato del tu ad un locale mi sono risvegliato a casa della Noelia, con un sopracciglio spaccato e l'alcool che mi colava negli occhi e in bocca. La mia larga, scazzata facies padana da sioux devastata da una caracca di Mario.

La gente di pianura è proprio stupida. Non c'è niente di cui parlare, all' infuori della figa, di chi prende l' Inter e del lavoro di merda.

E non importa se in certe notti mi tocca sostenere tutto da solo il peso della morte di Dio. Morto, come Tondelli, mio fratello nell' anima trafficata. Dio, un momento per me, non ce lo ha avuto mai. Il senso della mia vita resta prigioniero in questi quarantadue chilometri di statale. In fondo, cos' è mai la vita? Un giorno passato in un cattivo albergo. Che è il bar Mario, con Neil Young che passa alla radio. Piantato in riva al fosso pieno di zanzare vampiro, con una luna che, nell' afa di fine agosto, sembra sanguinare anche lei.

 

E allora vaffanculo all' odore dei fossi,

vaffanculo a quei pochi che lo riconoscono ancora,

vaffanculo alla luna mestruata,

vaffanculo alle zanzare,

vaffanculo al ponte delle troie gentili,

vaffanculo al bar Mario,

vaffanculo alla macchina che è calda,

vaffanculo soprattutto alla radio che passa Neil Young.

Amico passami un altra birra che vomito nel fosso, così almeno qualche rana banchetterà.


scritto da: roseau alle ore 14:12 | link | commenti
categorie: testo n4 variazione

Ma come fanno i marinai...

Sono anni che sono in mare e, sapete, non ne posso più. Ho una scorta di rum giù nella stiva, e guai a chi me la tocca. Basta bere un sorso, poi due, poi tre emagari quattro, e il mal di mare se ne va: tanto vomiterei comunque. E sapeste che soddisfazione vomitare tutto dentro l'acqua, alla faccia dei pesci che ci accompagnano, che annegassero pure nel mare del mio vomito, vedremo se sanno nuotare anche là in mezzo.
Il mare, già. Quando sono a terra, coi pieni ben saldi, il mare diventa il mio amore. La gente di terra è così stupida. Arrivato in un porto vado subito a bere, e la gente mi guarda come se stessi ammazzando il Padreterno stesso. Non c'è niente di cui parlare con la gente di terra: è per questo che torno sempre sulla nave, nonostante il vomito, nonostante il sole che ti mangia la pelle. Il mare è una puttana, ti ci puoi sempre rifugiare, non ti chiede niente, si dà a tutti. Una grande, immensa puttana, ecco.
Ma non bisogna mai fidarsi del mare. Quante volte abbiamo perso il controllo, quante volte quelle onde di merda hanno iniziato a trascinarci dove volevano loro; in quei momenti bestemmiavamo così forte da farci sentire da Dio stesso, maledicevamo questo fottuta vita di merda, e ci attaccavamo alla bottiglia per non capire. Ed erano risse per il controllo del rum, ed il coltello il nostro migliore compagno. Non puoi fidarti del mare, non puoi fidarti degli uomini.
Quando il mare è calmo sono guai anche a farsi il bagno. Anche gli animali sono avversi. Quanti squali, pescecani, razze, meduse, e poi alghe, maledette alghe che infestano i mari per chilometri e chilometri, un oceano di alghe appicicose, vischiose, maleodoranti. Qualcuno racconta di branchi di alghe carnivore che attaccano i marinai scesi a fare il bagno...
Un giorno, semi-sbronzo, ho iniziato a cantare:
Vaffanculo alla terra
Vaffanculo all'acqua
Vaffanculo alla spiaggia
Vaffanculo alla nave
Vaffanculo agli uomini
Vaffanculo alle donne
Vaffanculo ai pesci
Vaffanculo alle alghe
Vaffanculo alle onde
Vaffanculo ai temporali
Vaffanculo alle stelle
Vaffanculo al cielo
Amico passami un'altra bottiglia di rum
fammi vomitare in questo mare di merda.

scritto da: marianz alle ore 11:39 | link | commenti
categorie: testo n4 variazione

L'estate sta finendo (già traduzione dal francese di 'Onde Marine' , di Sébastien Jover)

L'itinerario assolato degli sciocchi

muore sulla spiaggia triste in cui si sono arenati

i grandi navigatori moderni affascinati

dalla fata morgana dei suoi occhi.

 

Perduto lontano dalle sue coste di meraviglie

trova rifugio nelle labbra delle onde

là dove smarrito incontra  famiglie

di alghe - dolci vulve sitibonde.

 

Il velluto delle sue lunghe gambe

ricorda al marinaio terre di notti mai spente

quelle cui s'avvicina, nel fortunale d'oriente.

Poi sulla sua nave, l'incendio langue.

 

Il destino del marinaio esploratore

s' accompagna spesso di naufragi

segue la volontà della tempesta, e di dèi randagi

i suoi viaggi riempiti dal dolore.

 

 http://bazar.weblogger.com/discuss/msgReader$284


scritto da: roseau alle ore 01:43 | link | commenti
categorie: testo n4
domenica, 03 settembre 2006

L'estate sta finendo

L'estate sta finendo, un anno se ne va
sto diventando grande, lo sai che non mi va

L'estate sta finendo, non resta che pensare
alle ore passate sulla spiaggia a rimorchiare
la giovane ciellina, ma quanto era bellina
sul lungomare a Rimini senza la mutandina
alle piade col crudo e con lo squaquarone
mangiate a tonnellate sotto l'ombrellone
sempre mano nella mano con la giovane ciellina
che dentro la cabina diventava una sgualdrina.

L'estate sta finendo, un anno se ne va
sto dicentando grande, lo sai che non mi va

L'estate sta finendo, ma ripenso alle ore
in Costa Smeralda sullo yacht di Briatore
a farmi delle sbronze di champagne e di porto
e i vip che mi vedevano mi credevano morto
a parlare di come fare per non pagar le tasse
e inventare strategie autunnali per fregare le masse
tra un giro di coca e di elleesseddì
mi scopavo una modella con due tette così

L'estate sta finendo, un anno se ne va
sto diventando grande, lo sai che non mi va

L'estate sta finendo, un anno se ne va
ormai è finita pure la festa dell'Unità
tra salsicce e vino insultare i dirigenti
mentre parlavano sul palco chiamarli perdenti
introdurre in assemblea gabber nazi e fascisti
e vederli fare a pugni coi giovani comunisti
poi tutti quanti finire la serata in discoteca
la politica divide ma la fica aggrega

L'estate sta finendo, un anno se ne va
sto diventando grande, lo sai che non mi va

L'estate ormai è finita ma l'anno è ancora qua
mi sono divertito, e che te lo dico a ffà
ho scopato, insultato, violentato, assassinato,
mi son sbronzato e drogato, mi son denudato e ho sboccato
mi son picchiato coi francesi alla Coppa del mondo
e ho chiavato la tedesca dal bel culo tondo
l'estate sta finendo ma sto ancora sudando
forse fa ancora caldo, forse mi sto masturbando.

L'estate sta finendo, un anno se ne va
sto diventando grande, lo sai che non mi va


scritto da: marianz alle ore 19:50 | link | commenti
categorie: testo n3 variazione

Questo blog è un gioco tra amici. Il suo scopo è di allenarci a diventare ruffianissimi scrittori che, come i vecchi sofisti, possano essere capaci in futuro di scrivere i discorsi del premier e quelli dell'opposizione, il nuovo libro di Melissa P e il romanzo d'avanguardia dalla tiratura di dieci copie. In nome del relativismo e dell'entropia universale.

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