Molto vino è scorso, con gravi discorsi
su chi fotte chi, e su chi ne fa peggio
(così, come tu sei solito sentire, da quel nobile
consesso, che si riunisce all' insegna dell'Orso).
Quando io voglio continuare a curarmi di vedere
l' ubriachezza elevata dalla lecchinaggine,
esco e me ne vado a St. James' s Park.
La testa mi brucia di freddo e il fuoco mi gela il cuore.
E ciononostante St. James rivendichi per sé
il merito di consacrare il Cazzo e la Fica.
Là, dalla più incestuosa delle nascite,
strani tronchi spuntano dalla terra ammorbata.
Dove gli antichi Pitti sono generati da puttane,
delusi dalla propria origine (millantare, sembra,
fosse allora di moda), il povero amante pensoso
fotterebbe in faccia a sua madre.
Mente file di giganteschi Astianatti si alzarono
in tutta la loro statura, i loro lubrici capi a fottere
nel più alto dei cieli.
Ogni emulo forma plastici gomitoli,
suggellati nell' amorosa guisa dell' Aretino.
E di notte, ora, tra le loro ombre
si compiono Sodomia, Stupro e Incesto.
Libera traduzione (mia) dei primi ventiquattro versi di A Ramble in St. James' s Park, di John Wilmot, Conte di Rochester.
(To be continued and varied quodlibet
by the braves who dareth.)

Questo blog è un gioco tra amici. Il suo scopo è di allenarci a diventare ruffianissimi scrittori che, come i vecchi sofisti, possano essere capaci in futuro di scrivere i discorsi del premier e quelli dell'opposizione, il nuovo libro di Melissa P e il romanzo d'avanguardia dalla tiratura di dieci copie. In nome del relativismo e dell'entropia universale.